SE LA MAFIA TI STRINGE…NEL SOGGIORNO

teatro-sala-fontana-milano1In scena al Sala Fontana, Zia Severina è una donna costretta a vivere segregata dalla ‘ndrangheta. La storia è di grande attualità: le organizzazioni criminali sono a Milano da trent’anni, ma buona parte della cittadinanza stenta a prenderne atto.

La scena si svolge interamente nel soggiorno: tra una poltrona letto, un comodino e un televisore. È l’ultimo lembo di casa rimasto a Zia Severina, donna vissuta nel popolare quartiere milanese di Niguarda, costretta a trascorrere gli ultimi giorni della sua vita reclusa nei quaranta metri quadri del bilocale da una cosca della ‘ndrangheta, pronta a portarle via la casa. È in questo fazzoletto di abitazione che l’anziana, fino ai primi anni ’80, oppone la sua strenua resistenza, fino a esalare l’ultimo respiro. Ed è attorno a questa vicenda che Carolina de Calle Casanova, regista della compagnia Baby Gang, nata a Siviglia ma formatasi nel capoluogo meneghino, costruisce l’opera: Zia Severina è sempre in piedi. Attraverso un monologo profondo, racconta in maniera efficace la pressione effettuata dalle organizzazioni criminali nelle periferie milanesi.
Non vedo, non sento, non parlo: ancora oggi, nonostante diverse operazioni giudiziarie, anche piuttosto recenti, c’è chi si trincera dietro il silenzio pur di non raccontare la verità. La mafia – intesa come nucleo delle diverse organizzazioni criminali – a Milano esiste. Ed esisteva già trent’anni fa, se zia Severina – protagonista di una storia raccontata da Giuseppe Catozzella nel romanzo Alveare (Rizzoli, 2011), da cui è tratta l’opera – s’era ritrovata costretta a difendere con i denti quel lembo di pavimento che aveva sudato per avere, nella trafila che compie chi ambisce a un’abitazione popolare. Nel quartiere Niguarda, sei lustri dopo, se la ricordano ancora in tanti questa donna forzuta, nel corpo e nella testa, che sintetizza una storia di resistenza e di dignità, raccontata attraverso l’unica arma in suo possesso: l’ostinazione. In pochi, però, sono disposti a descriverla: schiacciati dal timore di diventare i suoi epigoni nel nuovo millennio.
Nel piccolo bilocale si agita sempre la figura di Mongolfiera, così la donna chiama questa giovane recluta della ‘ndrangheta che vive da parassita – entra ed esce quando vuole, pretende di trovare sempre un piatto a tavola e i vestiti puliti – nell’abitazione, senza mai apparire, ma con lo scopo di soffiargliela via. Una situazione che, a Niguarda, non riguardava – e forse non riguarda ancora oggi – soltanto zia Severina. Ma l’attività di denuncia della donna viene spesso sottovalutata dalle persone a cui chiede aiuto: forze dell’ordine incluse. Così all’anziana signora resta che imbastire un rapporto collaborativo con il giovane, che di dialogare con lei non ha però alcuna voglia. Zia Severina finisce per non vivere più: non esce mai, non riposa più la notte, perde ogni contatto con la famiglia. L’ultima priorità della sua vita è la tutela di quel piccolo bilocale a Niguarda. Lo difenderà a denti stretti fino al suo ultimo respiro, in quel soggiorno divenuto prigione dei suoi restanti scampoli di esistenza.

Uno spettacolo, oggi, più doveroso che mai.

Lo spettacolo è andata in scena
Teatro Sala Fontana

Via Boltraffio, 21 – Milano
Dal 16 al 19 ottobre

Zia Severina è sempre in piedi
di Carolina de la Calle Casanova
con Valentina Scuderi
produzione compagnia Baby Gang
parte di Progetto Alveare

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