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Goli Otok – Isola della libertà

Goli Otok – Isola della libertà
Voto dei lettori: 9,00 su 10
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L'altra carneficina

Voto dei lettori: 9,00 su 10
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In Goli Otok – Isola della Libertà, produzione del Teatro della Cooperativa in scena all’Elfo Puccini, la storia di Aldo, cittadino di Fiume sopravvissuto alla terribile esperienza del campo di concentramento comunista nella ex Jugoslavia.

Non soltanto i lager tedeschi. Qualcosa di diverso dai Gulag sovietici.

Del campo di concentramento di Goli Otok, l’isola Calva dell’Adriatico sulla quale Tito, dal 1948 al 1956, deportò tutti gli slavi che si erano schierati con Stalin, si è sempre parlato poco, men che meno tra i banchi di scuola. Ecco perché Goli Otok – Isola della libertà, una lettura scenica con Renato Sarti (il medico) ed Elio De Capitani (il paziente), è uno spettacolo che, pur se ripreso – ha debuttato al Mittelfest un paio d’anni fa – è sempre un buon colpo di spazzola per la memoria: cancella i dubbi e porta a conoscenza la dolorosa verità. Non a caso, andrebbe fatto vedere ai ragazzi che, spesso, si avviano all’età adulta senza conoscere una parte importante della recente storia europea.

Le interpretazioni dei protagonisti fanno la differenza: rendendo il dialogo – tra il paziente Aldo Juretich e il medico, di origini croate, che lo sollecita a raccontare la propria esperienza in campo di concentramento – un racconto fitto e sentito, intessuto dell’esperienza di un uomo che, sebbene sia tornato alla vita normale, non può dimenticare il dolore del passato. Per inciso: Aldo Juretich finì nel lager all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, con altri esponenti della Resistenza jugoslava: guerriglieri, ma anche eroi di Spagna, comandanti partigiani, notabili del Partito Comunista Jugoslavo, artisti. Arrestato negli anni di università, in quanto traditore avverso alla politica di Tito, dopo sei mesi in carcere Aldo fu deportato a Goli Otok nella stiva di una nave. Qui avrebbe passato diversi anni, costretto ai lavori forzati e a condizioni di vita impietose fino alla progressiva perdita della dignità umana.

Il racconto non si ferma però al periodo di reclusione, ma prosegue fino agli anni successivi e a quelli più recenti, in cui il fantasma di Goli Otok continua a convivere con Aldo, perseguitato dal terrore di essere riconosciuto, denunciato, di poter mettere a rischio l’incolumità dei suoi cari in una vita irrimediabilmente legata al passato. Del resto, il principio sul quale si reggeva il sistema di Goli Otok era quello del “ravvedimento”. Il prigioniero doveva correggere la propria posizione. Per dimostrarlo occorreva massacrare gli ex compagni, i propri amici, a volte i più stretti familiari. Le mogli degli internati che rimanevano a casa, per dimostrare di non essere staliniste, dovevano divorziare.

La scrittura asciutta di Sarti e la forza delle testimonianze riescono a tenere viva l’attenzione – nonostante il palco disadorno; la predominanza del nero e la frequenza dei botta e risposta, oltre all’ottima interpretazione di entrambi i protagonisti fanno di questa lettura scenica un momento importante di teatro civile. Ciò che non si è potuto apprendere a scuola, può sempre essere recuperato a teatro.

 

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Elfo Puccini
26 novembre 2012

Goli Otok - Isola della libertà
testo Renato Sarti
musiche Carlo Boccadoro
lettura con Elio De Capitani e Renato Sarti
produzione Teatro della Cooperativa in coproduzione con Mittelfest
da un progetto di Elio De Capitani e Renato Sarti

Hai letto: Goli Otok – Isola della libertàscritto il 28/11/2012 da

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