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The Valley of Astonishment

The Valley of Astonishment, articolo di "Luciano Ugge" su Persinsala Teatro
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Al Funaro di Pistoia il nuovo spettacolo di Peter Brook, The Valley of Astonishment – che ha debuttato il 29 aprile scorso al Théâtre des Bouffes du Nord e che sarà replicato stasera e domani prima di salpare Oltreoceano. Il Funaro di Pistoia è un luogo magico, dove è possibile assistere ad alcuni tra gli …

Il diritto all’oblio

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funaro-pistoiaAl Funaro di Pistoia il nuovo spettacolo di Peter Brook, The Valley of Astonishment – che ha debuttato il 29 aprile scorso al Théâtre des Bouffes du Nord e che sarà replicato stasera e domani prima di salpare Oltreoceano.

Il Funaro di Pistoia è un luogo magico, dove è possibile assistere ad alcuni tra gli spettacoli più interessanti della Stagione e, ancora più spesso, fare esperienze di teatralità al di fuori degli schemi (quest’anno ricordiamo, ad esempio, i Piccoli esercizi per il buon morire di Enrique Vargas e il Forman Brothers’ Theatre).
E, in questi giorni, la Compagnia di Peter Brook regala il nuovo The Valley of Astonishment. Uno spettacolo decisamente non facile in quanto il testo è stato costruito partendo da studi di neurologia e dalle esperienze reali di alcuni sinesteti o di persone che hanno perso la propriocezione. Lontanissimo dal didascalismo, per nulla didattico e mai noioso, lo spettacolo è perfettamente riuscito in quanto a costruzione drammaturgica, interpretazione, uso delle luci e della musica, ritmo e giusta calibratura tra situazioni divertenti e altre più malinconiche, paradossali o perfino destabilizzanti.
Colpisce particolarmente il racconto dell’uomo (ottimamente interpretato da Marcello Magni) che ha perso la percezione del proprio corpo e che per poter muovere una mano o un piede deve guardarli, controllandone la posizione con gli occhi. Un’esperienza che crea immediatamente una compartecipazione con il pubblico che, nella propria vita quotidiana, può immaginarsi di perdere la facoltà di muoversi e che ogni giorno vede persone diversamente abili che, come il protagonista, cercano di sembrare normali. Perché questo è il punto: come rientrare in quella medianità che ci permette di passare inosservati senza suscitare pietismo.
All’altro capo di questa scala delle capacità, l’esperienza di una sinesteta (l’altrettanto eccellente Kathryn Hunter), che trasformando ogni parola o numero in un oggetto riesce a ricordarsi cifre, formule, elenchi di parole dimostrando doti mnemoniche da fenomeno. Il personaggio, in questo caso, che si modula tra una malinconia chapliniana e un gioco con il paradosso che fa sorridere commuovendo (si pensi al momento in cui il capo di Sammy la licenzia perché, scoperta la sua sinestesia, pensa che il posto di lavoro che la donna occupa non sia all’altezza della sua genialità), sebbene interpretato con maestria, forse è meno comprensibile perché se è facile immedesimarsi in chi perde la memoria – anche a causa della quotidiana esperienza con persone affette da Alzheimer o demenza senile in una popolazione che sta sempre più invecchiando – più difficile è comprendere il problema di chi voglia, anzi debba dimenticare per poter sopravvivere impedendo a una mente, sovraccarica di dati e ricordi, di frantumarsi. Anche Sammy, però, cerca disperatamente la normalità, non volendo diventare un semplice “fenomeno da baraccone”.
A metà strada – perché in questo caso il protagonista non ha difetti fisici percepibili e può nascondere le sue capacità – il racconto del pittore che trasforma in colori i suoni del suo amato jazz. Il momento in cui McNeill dipinge accompagnato dalla musica dal vivo è tra i più poetici dello spettacolo, come tutti i brani recitati dallo stesso Jared. Il testo drammatico è, infatti, intercalato da brani tratti da The conference of the Birds (La conferenza degli uccelli), poema persiano che ha ispirato Brook anche in passato.
Complessivamente, quindi, uno spettacolo che ha tutte le carte in regola. Eppure, uscendo da teatro, resta una sottile insoddisfazione. Forse perché abbiamo assistito a un lavoro firmato da Peter Brook, uno dei massimi esponenti del teatro del Novecento, che ha creato capolavori che hanno rivoluzionato l’essere attore e spettatore, chiamati spesso a esperienze iniziatiche più che a compartecipare semplici spettacoli. Ecco, forse un po’ nostalgicamente, ci è mancato quel Peter Brook ma, come i sinesteti, anche noi dovremmo imparare a dimenticare.

Lo spettacolo continua:
Il Funaro

via del Funaro 16/18 – Pistoia
giovedì 20 e venerdì 21 novembre

C.I.C.T. / Théâtre des Bouffes du Nord presenta:
The Valley of Astonishment
una ricerca teatrale di Peter Brook e Marie-Hélène Estienne
con Kathryn Hunter, Marcello Magni e Jared McNeill
musicisti (dal vivo) Raphaël Chambouvet e Toshi Tsuchitori
con l’aiuto di Franck Krawczyk
luci Philippe Vialatte
realizzazione elementi scenici e direttore di scena Arthur Franc
assistente costumi Alice François
spettacolo in inglese con sottotitoli in italiano
traduzione dall’inglese e sottotitoli a cura di Luca Delgado
(durata un’ora e dieci minuti)

8,00

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