Edward Bond in versione pugliese

L’intelligente lettura di Fibre Parallele si appropria con autorevolezza del noir fantascientifico dell’autore britannico, e lo serve insaporito dalla propria beffarda poetica mediterranea.

Dopo aver esplorato, secondo la loro personalissima, beffarda cifra espressiva, situazioni estreme, afferenti alla fede religiosa, al rapporto d’amore, alla famiglia, sempre in bilico fra reale e irreale, Fibre Parallele si cimenta, con una sorta di noir fantascientifico: Have I None, di Edward Bond.
E qui l’estro della strana coppia, Licia Lanera e Riccardo Spagnulo, libero da impegni di scrittura, sembra scatenarsi nelle invenzioni registiche e drammaturgiche, a partire dalla vestizione e il trucco a vista iniziali (Licia Lanera ha un ruolo maschile), come a segnare la distanza fra gli interpreti e i personaggi, fra la realtà di un palcoscenico spoglio, senza quinte, con funi e quadri elettrici in evidenza, e la finzione teatrale.

Il testo ammicca scopertamente a Ionesco (il reiterato bussare alla porta, senza che vi sia nessuno), a Beckett (la scomparsa del mare), ma anche a Orwell, riferendosi a un futuro devastato, governato da un fosco potere tirannico. La vicenda è una parabola inquietante, non del tutto decifrabile – come ogni metafora che si rispetti – ambientata in un futuro prossimo, in un paese ove, per legge, si sono banditi i ricordi, i legami familiari, gli effetti personali, le tracce del passato, forse anche i sentimenti.

Licia e Riccardo, responsabili della regia sono, assieme a Maria Luisa Longo, tre personaggi legati da sfuggenti e rinnegati rapporti di parentela, che si muovono, ora catatonici, ora ipercinetici, in uno spazio disegnato da nastri adesivi bianchi sul pavimento: un appartamento arredato con mobili a misura di bambino. Mentre apprendiamo che all’esterno vagola un’umanità stordita, spinta al suicidio di massa come una fiumana di topi artici, in quel luogo angusto si consumano le violenze più efferate, fino all’omicidio, innescate da pretesti surreali. In un registro verbale e gestuale tutto sopra le righe, che sembra rispondere a una logica demente e malata, la presenza dagli attori sul palcoscenico, anche quando non coinvolti nell’azione scenica, le luci prodotte da due stufette a incandescenza oscillanti, manovrate a vista, ci riportano continuamente a una dimensione brechtiana, epica.
Sul finale – un’altra bella invenzione di regia – cadono sulla scena, come in una piaga biblica, una dozzina di colombi morti, anche qui per l’intervento di Riccardo, che scioglie a vista le funicelle che li tenevano sospesi. Quindi, con un’azione simmetrica a quella iniziale, gli attori si spogliano, come per riaffermare la loro identità personale, per salutare il pubblico e riceverne gli applausi, vestiti della sola biancheria.

Anche se è la prima volta che Licia e Riccardo mettono in scena un testo non scritto da loro, sembrano essersene appropriati con autorevolezza, impastandolo con gli umori della loro poetica – non solo con le incursioni nella cadenza e nel dialetto pugliese – fino a ricavarne una terza cosa, che è loro propria come di Bond. Un risultato non da poco.

Lo spettacolo è andato in scena:
Elfo Puccini
corso Buenos Aires, 33 – Milano
da martedì 25 a domenica 30 ottobre
Have I None
di Edward Bond
regia di Licia Lanera e Riccardo Spagnulo
con Licia Lanera, Maria Luisa Longo e Riccardo Spagnulo
produzione Fibre Parallele
in coproduzione con TREND – nuove frontiere della scena britannica
e ResExtensa

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