Occasione mancata

Una messa in scena itinerante di alcuni capolavori di Shakespeare ha accompagnato il pubblico all’interno dello straordinario Museo Canonica di Roma, lasciando più di qualche perplessità.

Quando Shakespeare scrisse le sue tragedie, quello che ne uscì fu ben più di una semplice operazione drammaturgica o artistica. Come ricorda Harold Bloom, il Bardo fu «inventore dell’umano» e disegnò un orizzonte paradigmatico di passioni e pensieri, un immaginario occidentale, i cui caratteri venivano mostrati sotto quella stessa prospettiva da cui poi sarebbero stati visti e riconosciuti nel corso dei secoli fino ancora a oggi.

La gelosia omicida in Otello, l’ambiguità del potere e l’ambizione sfrenata nel Riccardo III e nel Macbeth, l’amore adolescenziale in Romeo e Giulietta, la crisi della coscienza in Amleto, la vendetta inarrestabile in Tito Andronico plasmano un autentico quadro narrativo all’interno del quale è possibile individuare alcuni tratti ormai strutturali dell’individuo e della società contemporanea.

Tutta l’opera di Shakespeare, circondata da un profondo (e sincero) senso del nulla oppure di una presenza vacua e abissale, di un eccesso che nessuna rappresentazione potrà mai contenere, è poi ulteriormente avvalorata dalla capacità di trasferire drammaturgicamente questa vasta dimensione antropologica in una produzione estremamente eterogenea, tragica e comica (come il Mercante di Venezia, commedia oggi spesso inscenata con preponderanti tinte drammatiche).

Muoversi all’interno di questo complicato e complesso intreccio (non solo teatrale) non è evidentemente semplice e a tesserne le trame (e le trappole) in una audace sintesi site-specific ci ha provato l’attore e regista Daniel Gonciaruk. Shakespeare horror story è «uno spettacolo itinerante, dove non esiste il rapporto platea-palcoscenico e lo spettatore è totalmente immerso nel percorso drammaturgico dell’opera […] un viaggio dentro le pagine più cruente e crudeli delle tragedie del bardo e in un ideale percorso iconico», durante il quale gli astanti «accompagnati da un attore-guida attraverseranno così le storie di Macbeth, Otello, Re Lear, Romeo e Giulietta, Riccardo III, Amleto e a fare da filo conduttore la vicenda di Tito Andronico».

Daniel Gonciaruk individua una location eccezionale per dare un valore aggiunto alla sua particolare messa in scena, ossia gli interni e il giardino del Museo Canonica di Villa Borghese, che per l’occasione diventano lo scenario in cui vedremo agire un nutrito cast di diciassette volenterosi interpreti.

Le scene all’aperto pagano, però, una certa staticità e l’assenza di chiare regole d’ingaggio.
Nonostante la presenza di un Caronte a fare da guida, agli spettatori viene infatti a mancare la possibilità di assumere diverse prospettive, la cui visione risulta in tal modo costretta a una paradossale frontalità: il pubblico, dimenticato nel dubbio rispetto all’eventualità (o meno) di muoversi liberamente tra i viali del cortile, perde l’eventualità di lasciarsi proiettare nello spazio immaginifico delle diverse ambientazioni shakespeariane, le quali scemano nella semplice dimensione di una semplice, pur suggestiva, scenografia naturale.

L’allestimento di Gonciaruk risulta monotono, costantemente declinato su una recitazione urlata, sofferta e incapace di restituire tanto la molteplicità dei personaggi e delle situazioni, quanto una comune cifra propriamente stilistica volta a dare omogeneità all’intero impianto narrativo.

Delude anche l’esplorazione dei interni del Museo a causa di tempistiche confusionarie e poco sintonizzate con un ambiente che si vorrebbe continuamente immerso nella più tetra tragedia, ma nel quale, purtroppo, si perde l’autenticità del dolore di personaggi che il Bardo disegnava lacerati nell’intimo e che Gonciaruk plasma tutti uguali a se stessi, al punto tale che solo conoscendo (almeno a grandi linee) l’opera originale sarà possibile riconoscere quanto stia succedendo e, soprattutto, a chi (eccezion fatta, ovviamente, per le sei ampie stazioni del Tito Andronico).

In questo spettacolo troviamo dunque drasticamente appianato il poliedrico genio del Bardo, trasformato in un mix di riferimenti lineari e incapaci non tanto di parlare a noi, ma di parlare di noi, come ci si sarebbe aspettati viste le premesse di Shakespeare Horror Story.

Quella che doveva essere una fruizione in grado di demolire la prospettiva teatrale classica impone in realtà una distanza ancora maggiore tra scena e partecipante – nelle sale e nel giardino – tradendo l’assunto di fare del pubblico parte dello spazio scenico non di fronte ma attorno.

Al netto di un accompagnamento sonoro poco significativo, di costumi banali e di interpreti ligi alla parte (cui è arduo attribuire responsabilità), i risultato è uno spettacolo di cui ci si aspettava una regia più esperta nel coordinamento degli spostamenti nell’itinerario e nel far vivere un’esperienza immersiva attraverso una adeguata selezione testuale.

Peccato.

Lo spettacolo è andato in scena all’interno dell’Estate Romana
Museo Pietro Canonica
Villa Borghese, Roma
dal 7 agosto 2019 al 25 agosto 2019
spettacoli dal mercoledì alla domenica alle ore 20.00
durata 1 ora e 35 minuti circa

Shakespeare Horror Story
regia Daniele Gonciaruk
con Marco Altini (Amleto, Emilio, Valentino, Guardia), Marco Bandiera (Saturnino, Otello), Pierciro De Quarto (Macbeth, Bassiano), Mariangela De Vita (Strega, Lavinia), Veronica Drikes (Tamora, Strega), Carlo Guglielminetti (Marco Andronico, Riccardo III), Chiara La Gattuta (La Capuleti, Strega), Piero Lancellotti (Lucio Andronico, Re Lear, Guardia), Ruth Levi (Nutrice, Strega), Davide Logrieco Ricci (Caronte, Lady Macbeth), Annalisa Marmo (Gertrude, Strega), Claudia Martino (Chirone, Giulietta, Strega), Sabina Padoa (Strega), Gabriele Passaro (Aronne, il Capuleti, Iago), Denise Sarica (Desdemona, Strega), Danila Tropea (Demetrio, Emilia, Strega), Daniele Gonciaruk (Tito Andronico)

1) Prologo, Streghe
2) MacBeth
3) Tito Andronico 1
4) Re Lear
5) Tito Andronico 2
6) Romeo & Giulietta
7) Passaggio Streghe
8) Tito Andronico 3
9) Riccardo III
11) Tito Andronico 4
12) Passaggio Streghe
13) Amleto
14) Tito Andronico 5
15) Otello
15) Tito Andronico 6
16) Amleto, finale

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