Migrazione intimista di una rondine messicana

trastevere-teatro-romaLe tele intrise di sangue e dolore si rivelano l’autobiografia di una donna spezzata nel fisico e ardente nell’animo. La vita piena di passioni di Frida Kahlo raccontata al Teatro Trastevere.

Una rondine che riga il cielo primaverile dopo i lunghi mesi invernali. Questa è Frida Kahlo, un essere leggero che si staglia da terra e vola in alto a fendere le nebbie che offuscano la vita e il suo migrare la porta a scoprire non orizzonti lontani, ma le profondità della sua anima.
Frida è una pittrice di sangue messicano, passionale, carnale, ma proprio la sua carne e le sue passioni sono state prese di mira da un destino beffardo. Affetta da spina bifida, ritenuta per errore poliomielite, straziata da un incidente d’autobus e da trentadue operazioni chirurgiche, Frida si chiede «Come fa una donna a sentirsi bella, quando dentro sente il suo corpo in putrefazione?» e si dipinge, nelle sue lunghe ore di solitudine, con le sopracciglia folte e aggrottate, una leggera ombra sul labbro superiore e un velo di tristezza altezzosa nello sguardo. “”Nessuna compassione” ordinano gli occhi imperiosi.
Ferita nelle passioni, con un amore giovanile spezzato, un marito fedifrago e incurante, la pittrice cerca affetto, rifugio e ripicca in amori effimeri e frammentati, ma sempre in ossequio alla trasgressione.
Lo spettacolo Una rondine dal Messico ripercorre gli eventi importanti, come una scrupolosa biografia. Senza soffermarsi su un aspetto in particolare, sgrana il rosario delle sofferenze, senza trasferire pathos, e confidando troppo nell’effetto commozione procurato dai fatti stessi. Lo snocciolare degli eventi non si concretizza in un racconto armonico e risulta una narrazione episodica, composta di flash che abbagliano senza colpire.
La recitazione non porta il pubblico a un’identificazione, né a una simpatia con il personaggio, nel senso greco del termine, di partecipazione alla sofferenza. Ciò che rimane è il piacere quasi voyeuristico nel venire a conoscenza delle vicissitudini cruente e scabrose della protagonista. Priscilla Giuliacci alla regia e Maria Grazia Adamo sul palco, sono riuscite però nel rendere la sensazione di oppressione vissuta da un essere fiero e a disegnare Frida come una tigre che si aggira insofferente nelle ristrettezze della gabbia. La freschezza dell’attrice e il suo piglio beffardo regalano una patina rosea al racconto e infondono credibilità a un personaggio poco vivificato dal testo.
Le foto, proiettate sullo sfondo durante lo spettacolo, cercano di colmare il vuoto narrativo tra i vari episodi, ma ci riescono solo in parte.
La biografia di Frida si sussegue come in un ciclo pittorico essenziale e anche se nell’immediato non lascia molti spunti, le riflessioni accompagnano lo spettatore attento nei giorni successivi, rilasciando i suoi effetti e il suo valore in un lento e lungo strascico.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Trastevere
via Jacopa da’ Settesoli, 3 – Roma
fino a domenica 16 febbraio 2014, ore 21.00
(durata 45 minuti circa)

Una rondine dal Messico. Frida Kahlo
scritto e diretto da Priscilla Giuliacci
con Maria Grazia Adamo

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