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Di stanza in stanza, articolo di "Maurizio Maravigna" su Persinsala Teatro
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Stanze – esperienze di teatro d'appartamento
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Un teatro fuori dai teatri: appartamenti privati, sale museali, teatrini scolastici, negozi disseminati per la città di Milano. Quinto anno e cinque appuntamenti per la rassegna Stanze. Con Tre lai di Giovanni Testori interpretato da Federica Fracassi e diretto da Renzo Martinelli si conclude la quinta edizione di Stanze: la rassegna, ideata e curata con …

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Un teatro fuori dai teatri: appartamenti privati, sale museali, teatrini scolastici, negozi disseminati per la città di Milano. Quinto anno e cinque appuntamenti per la rassegna Stanze.

Con Tre lai di Giovanni Testori interpretato da Federica Fracassi e diretto da Renzo Martinelli si conclude la quinta edizione di Stanze: la rassegna, ideata e curata con grande passione da Alberica Archinto e Rossella Tansini, in collaborazione con il Teatro Alkaest, sottrae il teatro agli spazi ufficiali, recupera un contatto ravvicinato tra attori e spettatori, e aspira a conferirgli una forma più autentica, che, a seconda degli spettacoli, può essere quello della confessione, della lezione, dello sberleffo o della scena tradizionale. L’originalità dei luoghi scelti (un negozio, un museo, un convitto in questa quinta edizione, mentre nelle precedenti la selezione ricadeva sugli appartamenti privati) e la varietà delle voci chiamate a partecipare declinano tante e diverse idee di spettacolo: ogni performance è differente dalla precedente, ma tutte ubbidiscono al bisogno di tendere un fil rouge che orienti lo spettatore nel labirinto della scena contemporanea.
In questo senso la lezione-spettacolo di Massimiliano Civica, che ha inaugurato la rassegna, Parole imbrogliate, dedicata a Eduardo De Filippo, è programmatica: siamo in un grande emporio, Crazy Art, in cui sono disposti con grande creatività gli oggetti più strampalati, talvolta sottratti a un circo o a un bordello: un po’ Nonna Speranza, un po’ il negozio di Isak, nel film Fanny e Alexander di Bergman. Massimiliano Civica rievoca in una sapida narrazione la figura di Eduardo, mescolandola con ricordi autobiografici (le lezioni di Andrea Camilleri all’Accademia Silvio d’Amico) e riflessioni sull’arte del teatro, in cui l’amore per l’artigianato del passato si assomma alla certezza che non esiste una scena tradizionale e una di ricerca, ma solo un teatro buono e uno cattivo.
Valter Malosti invece recupera un bellissimo racconto di Camillo Boito, che in passato aveva ispirato il film omonimo di Luchino Visconti, Senso e lo ambienta nella suggestiva Sala Garibaldina del Palazzo Moriggia, progettato alla fine del ‘700 da Piermarini e oggi sede del Museo del Risorgimento: gli spettatori disposti lungo le quattro pareti seguono il trepido racconto con cui Irene Ivaldi confida ad uno spettatore posto al centro della stanza la passione adulterina della nobildonna veneta Livia Serpieri per lo statuario e infame tenente austriaco Remigio. La rievocazione demistificante del nostro passato risorgimentale (soldati imboscati, nobildonne che pagano gli amanti e poi li denunciano per gelosia) è contemporaneamente uno sguardo sospeso sugli segreti del cuore umano.
Si è svolta nel teatrino del Convitto Longone la Drammatica elementare dei fratelli Della Via, che non abbiamo visto, mentre la compagnia di Castelfranco Veneto Anagoor per L’italiano è ladro di Pier Paolo Pasolini, interpretato da Luca Altavilla e Marco Menegoni, ha scelto un luogo fortemente allusivo, che appartiene alla nuova Milano del 2000, la Casa della Memoria nel Quartiere di Porta Nuova. In uno spazio nuovo e asettico, con le pareti decorate con cemento a vista, il regista Simone Derai riscopre un poemetto pasoliniano di difficile reperibilità, L’italiano è ladro: ideato nel 1947 in Friuli ma riscritto a Roma fino alla seconda metà degli anni 50, dunque in parallelo a Ragazzi di vita. È la storia dell’amicizia tra due giovani, il figlio del padrone e il figlio del contadino (un po’ come in Novecento di Bertolucci) in cui la demistificazione aggredisce gli ideali con cui l’Italia del boom economico ricostruiva se stessa. La soluzione registica è apparentemente antiteatrale: Luca Altavilla legge la prima redazione, una docente universitaria, Lisa Gasparotto, interviene a spiegare il significato storico dei versi, Marco Menegoni conclude con la redazione ultima del poemetto. Ma l’eccezionalità dei due interpreti, la loro scrupolosa pesatura di ogni sillaba, la rara capacità di fredda analisi e rovente fisicità della parola stessa hanno conferito a questo appuntamento un rilievo particolare La poesia è infatti colta nel suo farsi, nel momento magmatico in cui un impasto linguistico di notevole ricchezza viene a luce e si trasforma. Bellissimo.
Nell’atelier Pellini di via Morigi, in uno spazio solitamente chiuso al pubblico, destinato alla creazione di celebrati bijoux, dove un tempo c’era un vecchio deposito di carrozze, il regista Renzo Martinelli per Tre lai di Giovanni Testori costruisce una scena più tradizionale, estranea alle suggestioni del luogo: colloca in un angolo del magazzino una stanza da bagno di vetro e di finti specchi, sostituendo un cesso al trono delle tre regine testoriane (la scespiriana Cleopatràs traslocata in Brianza a patir pene d’amore per il suo Toni, Erodiàs straziata dall’assenza d’amore tra citazioni bibliche e suggestioni wildiane e la postuma e umanissima Mater Strangosciàs  ispirata alle immagini di Maria del Sacro monte di Varallo). Niente di strano, in Testori alto e basso convivono, così come l’estasi mistica passa attraverso la bestemmia e si invera nell’eros dei corpi.
Lo spettacolo, che è un work in progress con cui Renzo Martinelli e Federica Fracassi danno inizio a una loro esplorazione del pianeta Testori, si segnala per la precisa partitura di suoni, luci e voci, ma convince meno nella costruzione drammaturgica che mescola le tre voci di donna.
Federica Fracassi si colloca autorevolmente in una tradizione di grandi interpreti testoriani (i Tre lai sono stati eseguiti da Adriana Innocenti, Sandro Lombardi, Arianna Scommegna) e lo fa con il coraggio di chi offre allo sguardo degli spettatori, trasformati dalla vicinanza in voyeur, non solo il proprio corpo ma anche la propria anima. E in questa spudorata crudeltà psicologica coglie il senso della parola carne di Testori.

Gli spettacoli sono andati in scena
all’interno della V edizione della rassegna Stanze
ideata e curata da Alberica Archinto e Rossella Tansini
realizzata in collaborazione con Teatro Alkaest

giovedì 25 febbraio 2016
presso Crazy Art – Antiquariato e follie
via Merano 18, Milano
Parole imbrogliate
Lezione – spettacolo su Eduardo De Filippo
a cura di Massimiliano Civica

mercoledì 16 marzo 2016
giovedì 17 marzo 2016
Palazzo Moriggia – Museo del Risorgimento
Sala Garibaldina
Senso
dalla novella di Camillo Boito
con Irene Ivaldi
adattamento teatrale e regia Valter Malosti
costumi Federica Genovesi
produzione Teatro di Dioniso Residenza Multidisciplinare di Asti

lunedì 21 marzo 2016
presso Convitto Nazionale Pietro Longone
via degli Olivetani 9, Milano
Drammatica elementare
(J e W della città di K)
di e con Marta Dalla Via e Diego Dalla Via
Produzione Fratelli Dalla Via in collaborazione con Piccionaia Centro di Produzione Teatrale

2 maggio 2016
Casa della Memoria
Via Confalonieri 14, Milano
L’italiano è ladro
di Pier Paolo Pasolini
Una transizione imperfetta
con Luca Altavilla, Marco Menegoni
commento critico Lisa Gasparotto
regia Simone Derai
prima assoluta

martedì 7 e mercoledì 8 giugno 2016
presso lo showroom di Donatella Pellini
via Morigi 9, Milano
Tre lai
di Giovanni Testori
Balbettii d’amore o trislaiada
con Federica Fracassi
a cura di Renzo Martinelli
produzione Teatro i
prima assoluta

5,00

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