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Kaash | Romaeuropa, articolo di "Daniele Rizzo" su Persinsala Teatro
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Torna in Italia al Romaeuropa Festival 2015, dopo il folgorante esordio italiano agli Arcimboldi di Milano, l’edizione revival di Kaash di Akram Khan. Per l’ispirazione dall’antico hindu della kathak (colui che racconta) e della tabla e la conseguente alternanza tra movimenti impulsivi e lineari utilizzati per rappresentare visivamente una storia in una mirabile sintesi di …

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romaeuropa2015_1__jpg_w202_hTorna in Italia al Romaeuropa Festival 2015, dopo il folgorante esordio italiano agli Arcimboldi di Milano, l’edizione revival di Kaash di Akram Khan.

Per l’ispirazione dall’antico hindu della kathak (colui che racconta) e della tabla e la conseguente alternanza tra movimenti impulsivi e lineari utilizzati per rappresentare visivamente una storia in una mirabile sintesi di danza e teatro, di tradizione antichissima e modernità, Kaash (che traduce in italiano il se ipotetico) può essere considerato l’esemplare manifesto dell’originaria poetica coreografica di Akram Khan.

Accompagnato dalle composizioni di Nitin Sawhney e dalle scene minimal di Anish Kapoor, privo di ogni avanguardia tecnologica, Kaash eccede, infatti, ogni componente narrativa (dimensione che maturerà nei successivi allestimenti, come Desh), strutturando un linguaggio in grado di eludere la problematica temporale e di aprirsi a questioni di carattere metafisico, dunque universale, senza tuttavia mai perdere di vista la concretezza storica del proprio agire, ovvero il senso di un’arte che deve essere hic et nunc, non vuole chiudersi nell’ipocrisia della pura ricerca o espressione estetica e pretende di parlare dell’oggi più prossimo.

Riprendendo esplicitamente suggestioni tratte dal culto classico e arcaico dello Shiva induista, Dio della danza e della vita, Padrone della morte e della fertilità, Distruttore dell’Universo, Salvatore del Cosmo e Dominatore dei cinque elementi, Coincidenza degli opposti, Kaash utilizza il mito di una divinità, dunque, estremamente complessa e connessa agli affari umani. Una mitologia in cui si trasfigura il senso e l’origine di una «congiunzione tra il possibile e l’impossibile […] delle domande che si fanno gli uomini […] le risposte che gli uomini non hanno», come descritto da Rossella Milone, l’idea di una danza dell’apertura come ingresso nel mondo perché se (la danza) «per Akram Khan, è una risposta plausibile», continua la Milone, lo è nella misura in cui essa si manifesta, con meravigliosa coerenza, sul solco di quella multiculturalità artistica di cui proprio Khan è tra i massimi interpreti mondiali. Una coerenza che in Kaash materializza precisione e, soprattutto, totale controllo di ogni minima gestualità, vestendo l’esplosione di energia e poesia sul palco per dare risalto alla lievità di cinque corpi che sembrano strapparsi alla forza gravitazionale per delineare geometrie magnetiche e ritmate di ensemble, soli e passi a due.

Una coreografia esaltata dal talento e dalla concentrazione di Kristina Alleyne, Sadé Alleyne, Sung Hoon Kim, Nicola Monaco (nella parte che fu di Khan) e Sarah Cerneaux, omogenea nel legare ogni singola variazione fisica e di figura per plasmare ogni movimento macro (corale e individuale) e micro (le estremità del corpo, dalla testa alle mani, fino ai piedi) e raggiungere un cartesiano incontro tra culture, quella orientale e quella occidentale, all’insegna di una compiuta e non intellettualistica contemporaneità.

Una fusione, la cui divina restituzione estetica rende perfettamente la carnalità di quell’umanità universale, perché primordiale, e concreta, perché personale, che abita il mondo globalizzato di cui Khan è sublime interprete e testimone.

La coreografia è andata in scena:
Auditorium Conciliazione
via della Conciliazione, 4 – Roma
dal 14 ottobre al 16 ottobre 2015
ore 21.00

Kaash
direzione artistica, coreografia Akram Khan
musiche originali Nitin Sawhney
scene Anish Kapoor
disegno luci Aideen Malone
costumi Kimie Nakano
interpreti Kristina Alleyne, Sadé Alleyne, Sung Hoon Kim, Nicola Monaco, Sarah Cerneaux
prodotto da Farooq Chaudhry
produttore associato per il revival Bia Oliveira
con il generoro supporto di Southbank Centre (London), Tramway (Glasgow), Vooruit (Gent), Sampad (Birmingham), DanceEast (Ipswich), Maison des Arts de Créteil, Wexner Center for the Arts presso la Ohio State University con il supporto della Doris Duke Charitable Foundation, The Quercus Trust, The Jerwood Space, Birmingham DanceXchange
residenza Trinity Laban Conservatoire of Music and Dance, London

8,00

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