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Teatro Delusio, articolo di "Simona Maria Frigerio" su Persinsala Teatro
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I Familie Flöz conquistano il pubblico fiorentino con Teatro Delusio – spettacolo targato 2004. Quando la metateatralità si fa poesia. Se è vero che il 93% della comunicazione umana passa attraverso il paraverbale e il non verbale, dovrebbe essere facile fare teatro non di parola. Al contrario, l’Italia è un Paese ancora saldamento legato alla …

Non sulle labbra ma col cuore

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I Familie Flöz conquistano il pubblico fiorentino con Teatro Delusio – spettacolo targato 2004. Quando la metateatralità si fa poesia.

Se è vero che il 93% della comunicazione umana passa attraverso il paraverbale e il non verbale, dovrebbe essere facile fare teatro non di parola. Al contrario, l’Italia è un Paese ancora saldamento legato alla retorica, alla filippica fino allo sproloquio – complice forse il teatro mattatoriale (o i talk-show televisivi). Eppure, sempre più spesso, il pubblico dimostra non solamente di gradire ma di comprendere perfettamente le Compagnie (soprattutto straniere) che si affidano a forme espressive altre per la loro arte. Da Familie Flöz a Paolo Nani, dai Kulunka Teatro ai Betontanc e Umka.LV, da Teatro Akropolis a Jeanne Mordoj e a Imre Thormann, le mille sfaccettature del teatro non di parola si esprimono attraverso linguaggi tanto diversi quanto seducenti – insieme poetici e innovativi, atavici ed esperienziali.
Teatro Delusio, in particolare, mette in scena il teatro nel teatro e obbliga i suoi talentuosi performer ad agire dietro le quinte, effettivamente e metaforicamente, ricreando un universo di senso che non è solo lontano dalla consuetudine linguistica teatrale, ma altresì parodia di quel mondo delle apparenze, delle esagerazioni e del divismo che calca i palcoscenici.
La sfida di Familie Flöz è doppiamente sorprendente se si pensa che i suoi interpreti non solo solamente privati della parola, bensì persino dell’espressione facciale, di quella mimica che a volte supplisce, corrobora o perfino sconfessa il nostro enunciato. La maschera prende il suo posto e lo fa dando caratteristiche insieme fisse eppure pregne di senso ai vari personaggi – i quali, a loro volta, si adeguano a un carattere ma, nel contempo, riescono a ricrearne sfumature e, nel corso dell’azione, a farlo progredire, mantenendone la credibilità. Mentre i rimandi alle varie forme teatrali (dalla lirica all’operistica, dalla prosa al teatro di magia) offrono l’occasione di godibili pezzi di bravura anche a sé stanti.
Complici i mille piccoli disguidi del fare teatro, i sogni nel cassetto di chi resta dietro le quinte, le idiosincrasie di chi troppo spesso si specchia nei complimenti altrui, e le vicissitudini di un’esistenza ai margini che, pure, racchiude la medesima grandezza di quella, fasulla, illuminata dai riflettori, lo spettacolo restituisce con veridicità e poesia un microcosmo del quale il pubblico, troppo spesso, è ignaro. Così come, con humour sapiente e parodie azzeccate di luoghi comuni e personaggi stereotipati, ride di sé e dell’universo al quale appartiene.
Apertura e chiusura magiche.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Puccini
via delle Cascine, 41 – Firenze
domenica 21 gennaio, ore 16.45

Familie Flöz presenta:
Teatro Delusio
di Paco González, Björn Leese, Hajo Schüler e Michael Vogel
regia Michael Vogel
con Andrès Angulo, Johannes Stubenvoll e Thomas van Ouwerker
maschere Hajo Schüler
scene Michael Vogel
costumi Eliseu R. Weide
musiche Dirk Schröder
luci Reinhard Hubert
una produzione di Familie Flöz, Arena Berlin e Theaterhaus Stuttgart

Fotografia di Eckard Jonalik

5,00

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