L’attenzione

L’onda lunga delle kermesse estive tocca l’Umbria. Fino al 25 settembre andrà in scena a Terni la dodicesima edizione del Festival Internazionale della Creazione Contemporanea.

Un festival, in quanto tale, si costella di eventi che si dipanano sul territorio, meglio se urbano, con l’intento di permearlo e di coinvolgerne quanto più possibile la stessa cittadinanza; così a Terni, tra un vicolo e l’altro, sarà possibile imbattersi in un negozio dismesso per assaporare Nowhere, esibizione ideata ed eseguita dal pianista Marino Formenti, costituzione musicale di un ambiente in grado di trasformare un semplice temporary store in una sorta di abitazione aperta nella quale sostare-andare-tornare, abbandonarsi su materassi e cuscini, e lasciarsi trasportare da suggestive interpretazioni live di brani di John Lennon, John Cage, Bach, Brian Eno et alii.

Accanto all’enfasi sulla lentezza, a Terni si respira letteramente anche l’impegno civile con, al centro della città, presso il Palazzo di Primavera, la performance The Forgetting of Air.
In una sala spoglia, quasi asettica, attraverso il solo sibilo del vento e del fiato umano, a volte più pesante, a volte interrotto, altre ancora mai più ripreso, Hassanein Ali Al Zubaidi, Ahmed Tanbouz, Moustapha Drame, Mamina Sanyang condividono con il pubblico la propria esperienza di migranti per mostrare il punto di vista non tanto del semplice straniero alla ricerca dell’auspicata terra promessa, quanto quello allargato dell’essere umano; di chi, privato di ogni dignità e intrapreso un viaggio logorante nel corpo e nell’anima, tenta di sopravvivere all’assordante silenzio dell’umanità trasfigurando la propria drammatica connotazione contemporanea in una scenografia quasi esclusivamente auditiva.
Pochi oggetti (quattro megafoni che amplificano il respiro e la presenza di vapore a forgiare il non-spazio del viaggio), un messaggio forte, una visione resa ancor più interessante dalla consapevolezza che a ricreare quella suggestione siano gli stessi uomini che ne hanno vissuto l’esperienza in prima persona sostengono così una drammaturgia tanto essenziale quanto lacerante, il cui svolgimento aperto e fruibile dallo spettatore in qualsiasi momento e nella più totale libertà ha forse disorientato chi immaginava di assistere a una rappresentazione lineare e canonica.

Momento clou di questo primo fine settimana è, però, riservato a Five easy pieces, l’atteso lavoro di Milo Rau arrivato a Terni direttamente dallo Short Theatre 2016 di Roma.

Coadiuvato dall’International Institute of Political Murder, Rau dà il via a un percorso tra il teatrale e il cinematografico che, come da marchio di fabbrica, fa della dimensione politica il principale pilastro della propria ricerca drammaturgica. Un lavoro ambiziosissimo – focalizzato sulla vicenda di cronaca del pedofilo e assassino Marc Dutroux (il Mostro di Marcinelle che tra il 1985 e il 1996 rapì, torturò e abusò sei ragazze tra gli 8 e i 19 anni) – che, come una lente di ingrandimento, si volge a stanare e approfondire dinamiche comportamentali e, attraverso l’analisi metatetrale di come i bambini possano «comprendere il significato della manipolazione, l’empatia, la perdita, l’assoggettamento, la delusione o la ribellione» e di come reagiscano «gli adulti nel vederli incarnare scene di violenza, amore o romanticismo», di alti e complessi meccanismi di quel perverso dispositivo chiamato biopotere.

Fulcro dello scandalo e della provocazione è in primis la scelta di Rau di un cast di piccoli attori di età compresa tra gli 8 e i 13 anni, oltre all’unico adulto nei panni del regista, vero e proprio deus ex machina chiamato a condurre lo spettacolo fin dalla selezione degli stessi interpreti dei Five Easy Pieces e a riprenderne in presa diretta ogni momento in una sorta di autorappresentazione delle responsabilità di chi ha assunto a sé il ruolo – e con esso l’autorità – dell’essere, appunto, adulto.

Presenti a loro stessi e consapevoli di ogni battuta, i piccoli (grandi) attori danno vita a una strepitosa prova artistica tout court, sfoderando anche doti canore e attitudini musicali per andare a comporre quei five easy pieces del titolo, i cinque quadri attraverso i quali Rau ne restituisce al pubblico le varie articolazioni prospettiche, dal padre di Dutroux alla polizia belga (più volte oggetto di pesanti critiche e accuse), dai genitori di due bimbe lasciate morire all’interpretazione della lettera che una delle due avrebbe voluto leggere ai genitori. Sul palco, a fare da sfondo alla ricostruzione e a costituire autentico soggetto significante della messinscena in contrappunto con le stesse dinamiche sul palco, Rau posiziona un grande schermo sul quale scorrono i pezzi interpretati da attori adulti, plasmando in tal modo una duplicità drammaturgica sì prevedibile, ma funzionale, nonché in grado di suscitare un paradossale parallelismo tra l’estraniante distacco della riflessione e l’emotiva immedesimazione della prossemica attivata dall’insistenza sui visi e sulle espressioni di innocenti eppure/oppure consapevoli.

Quello di Milo Rau è un lavoro riuscito e coraggioso dal punto di vista della preparazione e della direzione attoriale, ben strutturato in una ecologia teatrale capace di attraversare con disinvoltura testimonianza e relazione con gli astanti grazie a innesti a tratti poetici e a tratti crudi e crudeli, ma che purtroppo non sembra sfuggire del tutto al rischio insito in un spettacolo drammaturgicamente prolisso, costruito su una formalizzazione ipernarrativa tra (pseudo)frontalismo, (pseudo)naturalismo e didascalismo compositivo e che, volto a esaltare il virtuosistico protagonismo dei giovanissimi, è apparso pagare ben poco dal punto di vista dell’audacia e di una significativa contemporaneità dell’allestimento.

Una scelta che, se per un verso rende tortuoso criticare moralisticamente la possibile strumentalizzazione di una sconcertante prova attoriale, per l’altro finisce per inficiare comunque solo in parte il tentativo di trasfigurare polemicamente un messaggio assolutamente condivisibile. Ovvero smontare la quotidiana frenesia in cui siamo spesso coinvolti quando assumiamo (breaking) news in maniera bulimica o superficiale e così dare l’opportunità di guardare con attenzione un dramma per soffermarci su di esso andando non tanto oltre, quanto in profondità.

Gli spettacoli sono andati in scena all’interno del Terni Festival Internazionale della Creazione Contemporanea
location varie
17 settembre 2016

Via Angeloni 57
da sabato 17 a sabato 24 settembre
dalle 10 alle 23

Nowhere
Ideazione e esecuzione Marino Formenti

Palazzo di Primavera
sabato 17 settembre dalle 19 alle 20
domenica 18 settembre dalle 18 alle 19

The Forgetting of Air
Creazione artistica Francesca Grilli
Assistente di produzione Livia Andrea Piazza
Scenografia Paola Villani
Con Hassanein Ali Al Zubaidi, Ahmed Tanbouz, Moustapha Drame, Mamina Sanyang
Training voce Alessandra Bordiga
Training performer Benno Steinegger
Coproduzione Teatro Stabile dell’Umbria/Terni Festival, Contemporanea Festival/Teatro Metastasio, T-Theatre
Con il sostegno di MAXXI Museo Nazionale delle arti del XXI secolo, Kunstencentrum Vooruit, Studio Grilli
Grazie a Victoria Deluxe, Albert Hera

Teatro Secci
sabato 17 settembre, ore 21

Five easy pieces
Concept, testo e regia Milo Rau
Testo e performance Rachel Dedain, Maurice Leerman, Pepijn Loobuyck, Willem Loobuyck, Polly Persyn, Peter Seynaeve, Elle Liza Tayou e Winne Vanacker
Performance film Sara De Bosschere, Pieter-Jan De Wyngaert, Johan Leysen, Peter Seynaeve, Jan Steen, Ans Van den Eede, Hendrik Van Doorn e Annabelle Van Nieuwenhuyse
Drammaturgia Stefan Bläske
Assistente alla regia e performance Peter Seynaeve
Ricerche Mirjam Knapp e Dries Douibi
Set e disegno costumi Anton Lukas
Video e sound design Sam Verhaert
Cura dei bambini e assistente di produzione Ted Oonk
Musica Herlinde Ghekiere
Istruttore voce Françoise Vanhecke
Realizzazione scenografie Ian Kesteleyn
Tecnica Bart Huybrechts, Korneel Coessens e Piet Depoortere
Seconda video camera Alexander Van Waes
Suoni video Henk Rabau
Production management Wim Clapdorp, Mascha Euchner-Martinez e Eva-Karen Tittmann
Tour management Leen De Broe
Distribuzione e vendite Marijke Vandersmissen
Produzione CAMPO e IIPM
Co-produzione Kunstenfestivaldesarts Brussels 2016, Münchner Kammerspiele, La Bâtie – Festival de Genève, Kaserne Basel, Gessnerallee Zürich, Singapore International Festival of Arts (SIFA), SICK! Festival UK, Sophiensaele Berlin e Le phénix scène nationale Valenciennes pôle européen de création executive
IIPM è finanziato da Regierender Bürgermeister von Berlin – Senatskanzlei – Kulturelle Angelegenheiten, Pro Helvetia e GGG Basel.
lingua olandese con sottotitoli in italiano e in inglese
80 minuti

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