Dal MA giapponese all’in between occidentale

Alla vigilia della giornata interamente dedicata al Butō, un incontro/convegno all’Istituto di Studi Orientali Celso e tre artisti italiani esprimono la loro visione del non logos.

Genova, venerdì 8 novembre. Teatro Akropolis apre la seconda giornata del Festival Testimonianze Ricerca Azioni con due a soli di e con Carlo Massari, presentati al piano nobile di Palazzo Ducale. Lui e Lei sono un dittico (non è stato messo in scena L’altro con il quale comporrerebbero A peso morto) che rispecchia non solamente la diversità di genere, ma anche di età e portati emotivo-psicologici. Massari esprime, in Lui, la solitudine della vecchiaia e l’aspirazione – forse ormai impossibile da concretizzare – al confronto con l’altro da sé, a un’affettività negata, a un tempo e a uno spazio nel quale padroneggiare il proprio corpo come in gioventù; ma anche un’impossibilità effettiva, dovuta non tanto all’età quanto a un’intrinseca differenza di ritmo, di conciliare un passato irrecuperabile a un presente incomprensibile (sottolineata anche dal cambiamento di ritmo). In Lei, l’accento si sposta dall’espressività del gesto all’uso della voce, della pausa e, ancor di più, del silenzio in funzione drammatica. Qui la donna rifiuta il passato e, sulle note e le parole di un’Edith Piaf che s’en fout, è l’in between (il MA giapponese di cui sentiremo parlare in seguito) su cui s’incardina il discorso interpretativo. Ossia quel silenzio, quel vuoto, che divide le persone nella vita e che, sul palco, sembra impossibile – proporre e imporre – in una società costruita sui pieni. Bella prova artistica con sfumature di senso decisamente intense.

Alle 18.00, in un Festival che già nel proprio DNA reca inscritto lo stretto legame tra teoria e pratica, ci rechiamo all’Istituto di Studi Orientali Celso, dove si svolge un interessante incontro con Yumiko Yoshioka e Tadashi Endo (che si esibiranno, sabato 9 novembre, a Palazzo Ducale). Interessante scoprire l’originalità di Yoshioka che racconta la sua visione del Butō come di una forma artistica nella quale ciascun danzatore può esprimere liberamente se stesso e che può, altrettanto liberamente, interpretare. Nei suoi lavori Yoshioka spiega di aver dato valore sia all’improvvisazione sia all’uso delle installazioni, costruendo quindi un percorso molto distante da quello più ieratico o privo di qualsiasi mezzo espressivo – che non sia il corpo – proprio di altri famosi danzatori di Butō. Tadashi Endo, a sua volta, ricorda il suo background nel teatro tradizionale fino all’incontro con l’estetica di Tatsumi Hijikata e a un workshop con Kazuo Ōno (entrambi iniziatori di quest’arte). La molla che ha portato Endo a dedicarsi, già avanti con gli anni, alla pratica del Butō è stata la consapevolezza che non si tratta di mera tecnica bensì di un processo vitale al quale tutti possiamo partecipare. Endo ha anche spiegato il termine giapponese MA (ossia intervallo, pausa), importante in musica ma anche, come spazio vuoto tra due elementi strutturali, in architettura, quale base della sua ragion d’essere come uomo e come artista. Figlio di giapponesi, nato in Cina, risiede stabilmente in Germania, e questa fusione di culture non solamente si rispecchia nel suo Butō ma anche nel suo modo di interpretarlo, quasi fosse più che una composizione di gesti, la serie di attimi di sospensione tra gli stessi (come i puntini tra due parole, il respiro dell’attore prima dell’emissione vocale, il taglio della tela di Fontana che slabbra per aprire un varco su un’altra dimensione). Su questo concetto, curiosamente o volutamente, sembra si siano mossi tutti i performer della giornata (da Massari, come già scritto, ai successivi).

Alle 20.30 ci si sposta a Sestri Ponente, presso Teatro Akropolis, dove va in scena Alessandro Bedosti in Das Spiel (mit Antonella). Un passo a due sul senso del rituale nell’affrontare la morte – come evento fisico, naturale, quasi terrigno. La lentezza dei movimenti e il sottofondo di cinguettii rimandano a quella pausa dalla vita (il succitato MA) che è obbligo prendersi quando si debba accudire un morto. Svestirlo, lavarlo, ricoprirlo di paramenti, un sudario o gli abiti della festa, seppellirlo, ricordarlo. C’è molta tenerezza nel gesto, ma anche una dose di gioconda ilarità perché alla morte succede sempre una nuova vita: il ciclo naturale è il gioco (anche teatrale), rasserenante, dell’esistenza accettata nel suo eterno ritorno.

A chiusura di giornata Masque Teatro presenta in prima assoluta Mnemische Wellen. Anche qui sono i ritmi di una vita primordiale e tumultuosa (non per forza legati all’essenza umana quanto naturale), i silenzi o vuoti tra i gesti, nello spazio e tra gli oggetti, a creare il sostrato di una performance stratificata, suggestiva, quasi mi(s)tica. Sembra che il respiro cosmico prenda vita, mentre l’aspetto della performer, Eleonora Sedioli, si fa terroso, materico, a volte – grazie all’espressivo uso delle luci di Lorenzo Bazzocchi – persino pittorico (viene da pensare a L’accord Bleu di Yves Klein del 1960), soprattutto quando il corpo, non più membra ma un insieme di vuoti e pieni, si confronta con la parete in verticale. Da rendere un po’ più equilibrato nella suddivisione dei tempi dedicati alle tre superfici con le quali il corpo viene a contatto – ma, trattandosi di un debutto, è normale che ci sia qualche passaggio da ricalibrare. Affascinante chiusura di una giornata di “pausa”.

Gli spettacoli sono andati in scena nell’ambito di Testimonianze Ricerca Azioni:
Genova, varie location

venerdì 8 novembre 2019, ore 15.30 e 16.30
Palazzo Ducale Piano Nobile
piazza Matteotti, 9
C&C Company / Carlo Massari presentano:
A peso morto. Lui, Lei
creazione originale e interpretazione Carlo Massari
produzione C&C Company
maschera di scena Lee Ellis

ore 18.00
Celso – Istituto di Studi Orientali
Galleria Giuseppe Mazzini, 7
Butō
. Il linguaggio del corpo nel teatro-danza giapponese tra tradizione e sperimentazione
incontro con Yumiko Yoshioka e Tadashi Endo

ore 20.30
Teatro Akropolis
via Mario Boeddu, 10
Das Spiel (mit Antonella)
di Alessandro Bedosti
con Antonella Oggiano e Alessandro Bedosti
con la cura di Annalisa Zoffoli
con il sostegno di Casavuota, Città di Ebla

ore 21.30
Masque Teatro presenta:
Mnemische Wellen
ideazione, regia e luci Lorenzo Bazzocchi
con Eleonora Sedioli
tecnica Angelo Generali
costumi Mood Indigo, Bologna
ufficio stampa Tatiana Tomasetta
produzione Masque Teatro

Foto di Michela Di Savino

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.