Me and the Machine

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Me and the Machine, articolo di "Luciano Ugge" su Persinsala Teatro
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Due installazioni e una performance per spettatore unico: Me and the Machine al Festival Teatro a Corte, tra denuncia e poesia. Vedere, leggere il reale attraverso mezzi che deformano, amplificano e persino falsificano il mondo che ci circonda. Sembra ovvio, al giorno d’oggi, constatare la veridicità di questa osservazione: siamo tutti in balia del mezzo …

La realtà e il suo doppio

Due installazioni e una performance per spettatore unico: Me and the Machine al Festival Teatro a Corte, tra denuncia e poesia.

Vedere, leggere il reale attraverso mezzi che deformano, amplificano e persino falsificano il mondo che ci circonda.

Sembra ovvio, al giorno d’oggi, constatare la veridicità di questa osservazione: siamo tutti in balia del mezzo (il significante) – sia esso televisione, mobile o computer. Ma se la presa di coscienza intellettuale – asfitticamente priva di emozioni – si infrange di fronte all’esperienza diretta, la semplice constatazione assume altro significato.
Me and the Machine – ossia Sam Pearson e Clara García Fraile – propongono a Torino un doppio esperimento artistico-sensoriale ed emotivo. Due installazioni, in piazza Castello, costituite da casette di legno alle quali il passante, per caso, può avvicinarsi – magari incuriosito dai rumori – per sbirciare dallo spioncino e vedere al di là, l’altro da sé, il diverso. Un occhio che ci spia, un volto, un uomo in un cantiere o sulla riva del mare, che chiama, chiede aiuto, pretende la nostra attenzione, batte contro quella porta chiusa domandando di uscire, evadere da quella costrizione – imposta dall’arte o dalla società. E noi, al di qua, come reagiamo? Di fronte al migrante, al profugo, all’alterità che tenta di liberarsi, di fuggire, di attraversare fisicamente le sponde, come ci comportiamo? C’è chi finge di non sentire, chi telefona alla polizia, alcuni tentano di forzare la porta o il lucchetto – gesti disparati e disperati di una società e una socialità che non hanno più un comune denominatore.

L’esperienza proposta da Me and the Machine prosegue alla Cavallerizza Reale, in una stanza oscurata, dove lo spettatore è separato – questa volta lui – dall’esterno e dalle sollecitazioni sensoriali del reale, per mezzo di cuffie stereofoniche e occhiali che propongono la visione di una realtà diversa, alternativa del proprio corpo, del proprio sé, e un’interazione con un personaggio fittizio, bidimensionale che parla, si racconta, mentre il performer ci tocca fisicamente, stringe la nostra mano, ci accompagna in un passo a due ipnotico. Qual è la realtà? Quella che sta vivendo il nostro corpo che si muove e occupa uno spazio a tre dimensioni, interagendo con un altro essere in carne e ossa, o l’immagine che ci guida e si dice certa che questo sarà l’inizio della nostra amicizia? Sebbene il messaggio sia in qualche modo positivo e rassicurante, la sensazione di disagio è innegabile: a chi e a cosa credere?
Estranei alla denuncia becera, urlata, vicini al contrario a un’insostenibile leggerezza, volatile come la realtà fittizia che, troppo spesso, i mass-media o i blogger manipolano o artefanno, Me and the Machine pongono la domanda: a noi, a ognuno di noi, dare la risposta.

Dida Foto: Me and the Machine: When we Meet Again

Videoinstallazioni e performance:
Festival Teatro a Corte 2012
fino a domenica 22 luglio
Torino – varie location

Lo spettacolo è andato in scena:
Cavallerizza Reale
PRIMA NAZIONALE / VETRINA UK
ME AND THE MACHINE (Regno Unito) presentano:
When we meet again
sabato 7 luglio, ogni dieci minuti (spettacolo per spettatore unico
Piazza Castello
Video Installazione
CREAZIONI IN SITU / VETRINA UK
ME AND THE MACHINE (Regno Unito) presentano:
The door project

8,00

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