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Va pensiero, articolo di "Valeria Palumbo" su Persinsala Teatro
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©silvia Lelli
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Si può raccontare l’espansione delle mafie in Emilia Romagna? Il Teatro delle Albe ci prova. Ma non prende il ritmo. In Emilia Romagna c’è la mafia. I giornalisti che lo raccontano sono minacciati. Alcuni vivono sotto scorta. Giusto raccontarlo a teatro. Coraggioso e giusto. Giusto raccontarlo in modo corale, addirittura con un coro vero. Ed …

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Va pensiero… non troppo lontano

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Si può raccontare l’espansione delle mafie in Emilia Romagna? Il Teatro delle Albe ci prova. Ma non prende il ritmo.

In Emilia Romagna c’è la mafia. I giornalisti che lo raccontano sono minacciati. Alcuni vivono sotto scorta. Giusto raccontarlo a teatro. Coraggioso e giusto. Giusto raccontarlo in modo corale, addirittura con un coro vero.

Ed è stata questa la scelta del Teatro delle Albe, ospite al Teatro Elfo Puccini di Milano con Va pensiero, spettacolo punteggiato dai bellissimi cori verdiani de Gli Harmonici di Bergamo.

In Emilia Romagna c’è la mafia perché l’hanno portata i mafiosi in soggiorno obbligato fin dagli anni Cinquanta, compreso Tano Badalamenti. La scelta più folle che uno Stato potesse immaginare: incaricarsi di trasmettere il virus che voleva (in teoria) combattere. E quindi in Emilia Romagna c’è la mafia perché l’hanno portata i calabresi o i meridionali in genere (ma guai a essere razzisti) e perché lo sclerotico potere di origine comunista ha trovato comodo chiudere un occhio. Anzi ne ha approfittato.

Il Teatro della Albe racconta tutto questo in uno spettacolo che rivela un lavoro attento, che in alcuni momenti ha belle scene e che vuole essere teatro. Ma che scivola in un approccio didascalico a volte perfino ridicolo: che senso ha mettere una scritta in sovrimpressione per segnalare Il giorno dopo, La stanza del sindaco e via dicendo, o far parlare i personaggi in modo irreale per spiegare al pubblico come funziona la corruzione? È come se gli autori avessero paura che il pubblico non capisca abbastanza e allora tolgono struttura drammaturgica per dare spazio alle didascalie. Il teatro deve denunciare, giusto. Ma deve fare il teatro. E quindi deve essere recitato bene e deve essere ben costruito.

Qui, invece, non tutti gli attori brillano. Anzi. In più lo spettacolo non ha abbastanza ritmo: le tre ore di Va pensiero si prestano al dimezzamento. Perché tutto questo affanno a spiegare? La vicenda deve diventare evidente con la drammaturgia. La storia deve dispiegarsi senza affanni. Non si capisce poi perché le parti più didascaliche vengano recitate in coro (ovvero, si capisce il richiamo ai cori verdiani) ma il risultato è che la non sempre perfetta sincronia degli attori rende le parole confuse. In sintesi: un tentativo onestamente coraggioso. Che non è andato lontano.

Lo spettacolo è in scena
Teatro Elfo Puccini, Sala Shakespeare

Corso Buenos Aires 33 – Milano
fino al 14 gennaio, ore 20,30 (domenica 16,00)

Va pensiero
di Marco Martinelli
ideazione e regia Marco Martinelli ed Ermanna Montanari
con Ermanna Montanari, Alessandro Argnani, Salvatore Caruso, Tonia Garante, Roberto Magnani, Mirella Mastronardi, Ernesto Orrico, Gianni Parmiani, Laura Redaelli, Alessandro Renda
con la partecipazione del Coro Gli Harmonici di Bergamo
scene di Edoardo Sanchi
costumi Giada Masi
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione e Teatro delle Albe/ Ravenna Teatro
(durata: 3 ore)

3,00

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