L’altra faccia del teatro contemporaneo

IRAA Theatre. Fondata nel 1978 da Renato Cuocolo, la Compagnia ha realizzato performance presentate in ventisei nazioni di quattro continenti. Dopo un lungo periodo trascorso in Australia, dove hanno riscosso un enorme successo di critica e pubblico, dal 2012 Renato Cuocolo e Roberta Bosetti sono tornati a Vercelli, dove continuano a sperimentare linguaggi e a creare performance site-specific di grande impatto emotivo.

1) Quali sono le problematiche che deve affrontare chi produce teatro contemporaneo fuori dagli ex Stabili?

2) Quali dovrebbero essere i parametri e i principi di una Legge quadro sul finanziamento della produzione teatrale dal vivo che risponda alle esigenze delle Compagnie off?

R.C.: «La Cuocolo/Bosetti ha avuto sempre un rapporto particolare con i finanziamenti pubblici. Considerandoli più un ostacolo che un reale aiuto. Nel 1988 abbiamo rinunciato a cospicui finanziamenti pubblici (Ministero, Regione e Comune), lasciando L’Italia e trasferendoci in Australia. La scelta apparentemente improduttiva si è, come si sa, dimostrata molto valida sotto tutti i punti di vista: quello artistico, in primis, e quello economico, di conseguenza. Produrre teatro contemporaneo ha sempre voluto dire, per noi, seguire le passioni e le situazioni, non burocratiche o amministrative, che pensavamo potessero aiutare ad approfondire la nostra idea di teatro e la nostra pratica artistica. Non saprei dire quali dovrebbero essere i parametri e i principi di una Legge quadro sul Teatro. Quello che so è che solo un completo rivolgimento dei sistemi di funzionamento attuali potrebbe funzionare. Trasparenza, comitati decisivi formati a rotazione da peer group, obiettivi chiari per favorire la crescita e non una sorta di prepensionamento artistico. In Australia tutto questo è realtà ma la situazione di partenza, i rapporti tra società e politica sono completamente differenti. Bisogna guardare a tutto il settore come a un’industria che ha bisogno di creare le condizioni per svilupparsi e non come a una guerra personale tra opposti schieramenti. Solo da un rivolgimento epocale si potrà poi arrivare alla formulazione dei requisiti, tenendo presente le aspirazioni artistiche delle Compagnie e non una serie di tabelle irreali calate dall’alto».

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