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Oscar De Summa e il suo teatro polifonico

Oscar De Summa e il suo teatro polifonico, articolo di "Simona Maria Frigerio" su Persinsala Teatro
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Oscar De Summa e il suo teatro polifonico
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De Summa si conferma autore/attore che sa emozionare, facendo riflettere, soprattutto quando dialoga con la realtà e l’universo caotico della gioventù. Sono alcuni anni che Persinsala segue il lavoro di Oscar De Summa e, dal 2014, temi e stilemi si sono felicemente ripetuti confermando un periodo particolarmente fecondo per l’artista nato in provincia di Brindisi …

I dialoghi del cuscino

De Summa si conferma autore/attore che sa emozionare, facendo riflettere, soprattutto quando dialoga con la realtà e l’universo caotico della gioventù.

Sono alcuni anni che Persinsala segue il lavoro di Oscar De Summa e, dal 2014, temi e stilemi si sono felicemente ripetuti confermando un periodo particolarmente fecondo per l’artista nato in provincia di Brindisi e che, proprio da quelle radici antropologiche, cava il succo dell’adolescenza – territorio incerto e impervio nel quale ci siamo ritrovati un po’ tutti a vagare.

Il primo spettacolo che abbiamo visto, in questo solco, è stato Romeo e Giulietta. Uno studio che, purtroppo, per mancanza di fondi, non si è mai trasformato in spettacolo. De Summa aveva cercato attori che corrispondessero davvero anagraficamente ai personaggi shakespeariani ovviando al famoso dilemma che pone l’opera: utilizzare professionisti che, però, hanno almeno dieci, se non quindici anni più dei caratteri che impersoneranno, o scegliere dei non professionisti che non sapranno mai recitare con un minimo di credibilità l’ostica scena del balcone. De Summa, opta per la seconda, aggiungendovi però la dimensione tempo. Avrebbe avuto, infatti, bisogno di tempo per destrutturare vizi e naïveté di liceali contemporanei, infarciti di blockbuster e GF, per poi costruire una trama di credibilità sulla quale intessere un lavoro di immedesimazione e interpretazione. Quel tempo – che comporta anche una altrettanto necessaria iniezione di fondi – non gli è stato concesso e l’esperimento è sfociato solo in alcuni step intermedi di studio. Rimane il ricordo di una Giulietta particolarmente in parte, perversamente ingenua come una rock star in erba; la mancanza di quel timor panico nel rendere contemporaneo il Bardo, per un’insopportabile reverenza pedissequa che gli italiani, a volte, dimostrano per i cosiddetti classici; e di un insieme di mezzi – dai microfoni alle canzoni dal vivo – che si ritroveranno nei lavori successivi di De Summa come strumenti teatrali in grado di emozionare evocando.

Nel tempo, De Summa è tornato alle proprie radici antropologiche componendo Stasera sono in vena e La sorella di Gesucristo che, uniti a un precedente monologo, Diario di provincia, costituiscono la sua Trilogia. Tre momenti teatrali che raccontano altrettante fasi della vita – l’adolescenza, i vent’anni, il labile confine tra giovinezza e maturità (di donna) – attraverso tre diverse scelte narrative e di linguaggio. Diario di provincia è l’agrodolce resoconto di un ragazzo di Erchie con tutta la vita davanti, per parafrasare un celebre film, giocato con la levità della mimica da Commedia dell’Arte e l’uso espressivo del grammelot. Stasera sono in vena travalica il genere del teatro di narrazione ritraendo uno spaccato di gioventù – quella di fine anni 70/primi anni 80 – che trovò nell’eroina la risposta a un profondo malessere generazionale e socio-politico. Un’opera epica che, proprio come nei migliori melodrammi, trova espressione nel dialogo tra recitativo (i ricordi/racconti) e le arie (le canzoni di quel periodo che ne rievocano emotivamente atmosfere e passioni). E a concludere la Trilogia, ecco La sorella di Gesucristo, che sposta l’attenzione sull’universo femminile, sul corpo della donna e la sua libertà di scelta, sull’inviolabilità e la violenza di genere. Evitando, con intelligenza e rispetto, di entrare nella mente della donna violentata – ormai irrimediabilmente trapassata dalla spensierata giovinezza a una maturità sofferta, in quanto pienamente consapevole – è grazie al mezzo cinematografico che De Summa racconta il suo Far West di provincia, assembrando a ondate comprimari insieme a tutto tondo eppure simbolici di atavici pregiudizi. Coadiuvato anche dai fumetti di Massimo Pastore, intimamente diegetici e linguisticamente coerenti – scelta artistica che non è asservita a una multidisciplinarietà di facciata, bensì risulta efficace e coerente a livello etico ed estetico.

Una parentesi è rappresentata da Riccardo III e le Regine. Lavoro che, sebbene ufficialmente concluso, mostra sfilacciamenti interpretativi. Qui manca la mano registica che dovrebbe uniformare stili e stilemi e che, al contrario, non sembra riuscire a imporsi. Ogni attore/attrice porta con sé un proprio bagaglio costituito da mestiere, linguaggi e visioni interpretative. Per trasformare questo amalgama in una forma coesa e univoca, occorre una regia che, in maniera unidirezionale – seppure parziale – sappia tradurre e fondere le esperienze singole. Manca anche quel contatto con la realtà contemporanea che rende i lavori di De Summa immediatamente riconoscibili, come se la cifra stilistica dell’autore/attore non potesse mai discostarsi da una precisa visione della materia trattata.
Ma De Summa, nel giro di poche settimane dal debutto di Riccardo III e le Regine, si rimette al lavoro e torna a vestire i panni autorali. Il risultato è La cerimonia. Ecco ricomparire quella congenialità tematica che ne caratterizza i testi più intimi e, insieme, universali – in quanto in grado di coinvolgere il vissuto di larghe fasce di spettatori. Ancora una volta è soprattutto il mondo adolescenziale – e il rapporto intergenerazionale – quello indagato con mano lieve e compartecipazione autentica. Il mito (in questo caso, Edipo) è usato come grimaldello, senza pedissequo riguardo, per scardinare nevrosi contemporanee che non si discostano, in realtà, dalle ataviche. Un lavoro equilibrato, dolce/amaro, polifonico – che si giova di un cast affiatato (anche se con un happy ending poco credibile e troppo affermativo). Una scommessa vinta anche perché coniuga le migliori doti di De Summa autore con l’efficace di un discorso corale, confermandone il valore al di là del racconto – più o meno autobiografico – e svincolandolo dalla gabbia del monologo.

Gli spettacoli sono andati in scena:
Festival Inequilibrio

Castello Pasquini – Sala del Camino
Castiglioncello (LI)
mercoledì 2 luglio 2014, ore 21.30
Oscar De Summa presenta:
Romeo e Giulietta
(primo studio/durata 45 minuti)

Kilowatt Festival
Piazza Torre di Berta

San Sepolcro (AR)
martedì 21 luglio 2015, ore 22.00
e Auditorium Ugo Guidi
c/o Istituto Comprensivo
via Padre Ignazio da Carrara, 85 – Forte dei Marmi
venerdì 12 maggio 2017, ore 21.00
Oscar De Summa presenta:
Stasera sono in vena
di e con Oscar De Summa
produzione La Corte Ospitale
in collaborazione con Armunia

Festival Inequilibrio
Castello Pasquini – Anfiteatro

venerdì 8 luglio 2016, ore 20.00
Oscar De Summa presenta:
Diario di provincia
e domenica 10 luglio 2016, ore 21.45
La sorella di Gesucristo
di e con Oscar De Summa
progetto luci e scena Matteo Gozzi
disegni Massimo Pastore
produzione La Corte Ospitale, Attodue, Armunia – Castiglioncello Festival Inequilibrio
con il sostegno de La Casa delle Storie e Corsia Of

Teatro Cantiere Florida

via Pisana 111r – Firenze
venerdì 4 novembre 2016, ore 21.00
La Corte Ospitale presenta:
Riccardo III e le Regine
da William Shakespeare
ideazione e regia Oscar De Summa
con Oscar De Summa
e con Isabella Carloni, Silvia Gallerano, Marco Manfredi e Marina Occhionero
scene Matteo Gozzi e laboratorio scenotecnico di Armunia
luci Matteo Gozzi
costumi Emanuela Dall’Aglio
produzione La Corte Ospitale
in collaborazione con Armunia Centro di Residenze Artistiche Castiglioncello

Fabbricone (Sala 2 – Fabbrichino)
via Ferdinando Targetti, 10/8 – Prato
mercoledì 5 aprile 2017, ore 20.45
Oscar De Summa presenta:
La Cerimonia
di Oscar De Summa
regia Oscar De Summa
con Oscar De Summa, Vanessa Korn, Marco Manfredi e Marina Occhionero
scene e costumi Lorenzo Banci
luci Roberto Innocenti
produzione Teatro Metastasio di Prato

5,00

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